Chi siamo

FEDERAZIONE ITALIANA DONNE ARTI PROFESSIONI AFFARI

BPW-ITALY

Sede nazionale: Via Piemonte,32 – 00187 Roma

Tel. 06/4817459 – fax 06/4817385

fidapa@tin.it   www.fidapa.com

La FIDAPA è un movimento di opinione e di promozione della donna. È organizzata democraticamente attraverso vari organi di gestione, nel rispetto dei principi statutari. Le 285 sezioni italiane, con 11.500 socie, sono raggruppate in 7 Distretti. Le Sezioni hanno ampia autonomia di programmazione nel rispetto delle realtà locali.

Cenni storici

Due fattori ugualmente importanti sono alla base del costituirsi della nostra Associazione: primo, l’evoluzione dei tempi, che aveva offerto alle donne la possibilità di una preparazione adeguata e di una carriera professionale propria; secondo, le difficoltà e le esigenze di una società sconvolta dalla guerra, che avevano spinto le donne in attività lavorative fuori dall’ambito familiare. Durante la prima guerra mondiale, infatti, gli uomini, impegnati nei più diversi servizi bellici, dovettero abbandonare i propri posti di lavoro, creando un vuoto produttivo che poté essere colmato reclutando donne capaci di sostituirli.

La prova di serietà e di impegno che le donne seppero dare fu così convincente che, al cessare delle ostilità, il Governo degli Stati Uniti d’America ritenne opportuno non disperdere tanto utili e produttive energie. Esso, infatti, stanziò una cospicua cifra per l’organizzazione delle forze del lavoro femminile (YWCA), affidandone il reclutamento alla dott.ssa Lena Madesin Phillips, donna dalla personalità  interessante e complessa.

Good Will Tours – Nel 1928 la Madesín Phillips – che  aveva sogni di fratellanza e di intesa fra le donne di tutto il mondo, che «se unite possono raggiungere le stelle» – decise di varcare i confini degli Stati Uniti d’America e di estendere le finalità della Federazione Americana ad altri Paesi, prima fra tutti l’Europa: il continente che la guerra aveva particolarmente avvicinato agli Stati Uniti d’America e con il quale si erano stabiliti contatti economici, sociali, politici, culturali, di notevole significato. Così nel 1928, 1929, 1930, intraprese, organizzò e diresse i “Good will tours” (Viaggi di buona volontà) che si svolsero, con l’appoggio delle ambasciate americane, in Francia, Gran Bretagna, Germania, Austria, Belgio. La Madesin Phillips giunse anche in Italia ed ebbe cordialissima accoglienza: fu, infatti, ricevuta dal Governo fascista ed in Campidoglio con grandi onori. A Roma, per incarico della giomalista Ester Danesi Traversari (che fu poi la prima Více Presidente Internazionale), la prof.ssa Maria Castellani, che era reduce da un periodo di “Graduate work” al Bryn Mowr College di Philadelphia,  conosceva gli Stati Uniti d’America e parlava la lingua inglese, fu delegata all’organizzazione dell’incontro; strinse così rapporti amichevoli con la Madesin Phillips e da questa fu nominata “delegata” per il movimento in Italia.

La prof.ssa Castellani, nel suo lavoro di preparazione, ebbe la collaborazione intelligente ed appassionata della dott.ssa Adele Bacci Pertici, consigliera al Ministero delle Corporazioni. Si susseguirono riunioni in casa della stessa dott.ssa Bacci Pertici: furono chiamate a raccolta associazìoni di categoria ed i comitati nazionali esistenti; si aggiunsero gruppi di signore che si interessavano a manifestazioni culturali e sociali; per la propaganda, ci si avvalse della collaborazione dell’Ambasciata Americana a Roma. Si giunse così alla formazione di un “Circolo di Professioniste ed Artiste” o meglio Donne Artiste e Laureate,   onde l’aggiunta della voce “artiste” alla sigla italiana e si gettarono le basi dello Statuto per la nuova Associazione; Statuto che ricalcava le finalità cui tendeva la Federazìone Americana e cioè: «Potenziare il senso di responsabilità nella donna lavoratrice; elevarne il livello di cultura e di preparazione; renderla idonea a intraprendere qualsiasi carriera, senza discriminazione di sesso».

 Circolo Professioniste e Artiste –  L’8 gennaio 1929, nell’Athenaeum romano di via Condotti, fu discusso ed approvato lo Statuto, mentre all’unanimità veniva proclamata presidente del club romano la dott.ssa Adele Bacci Pertici. La fondazione del Club suscitò vasta eco nei circoli e negli ambienti romani; se ne occupò anche la stampa ed in particolare il Giornale della Donna di cui era direttrice Paola Benedettin. Il Club acquistò notevole prestigio, si arricchì di elementi particolarmente dotati e qualificati, fra le altre la principessa Mafalda di Savoia, iscritta nel gruppo delle musiciste.Dopo quello di Roma sorsero altri due club: quello dì Milano, con la presidente fondatrice Angela Cozzi Bersani, e quello di Napoli, con la presidente fondatrice prof.ssa Maria Laetitia Riccio. Quest’ultimo circolo – che fin dal 1929 aveva intensamente lavorato e preso importanti iniziative tali da attrarre l’attenzione delle maggiori autorità cittadine – fu inaugurato il 1 giugno 1930 nel Salone del Circolo della Stampa, con l’intervento della duchessa d’Aosta.

 Nell’estate del 1929, al ritorno della prof.ssa Maria Castellani dagli Stati Uniti d’America – dove si era recata per un ciclo di conferenze e per prendere parte al Congresso della Federazione Statunitense – i tre circoli Roma, Milano e Napoli  furono invitati dalla Confederazione Nazionale dei Professionisti a consociarsi con il nome di Associazione Donne Professioniste ed Artiste, con scopi di assistenza e cultura, e le furono garantiti appoggi organizzativi e finanziari.

Era la premessa per la costituzione dell’International Federation of Business and Professional Women, che ebbe luogo durante il Congresso internazionale dal 24 al 26 agosto 1930 a Ginevra.  Oltre agli Stati Uniti d’America, all’Italia ed al Canada – alle cui delegazioni vennero concessi, come privilegio, dieci voti ciascuna e riconosciuto il titolo di “promotrici” – parteciparono a tale importante Congresso, con cinque voti: Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia, Finlandia, Cina, India, con le delegate dei propri club e le rappresentanti dei rispettivi Governi. Anche la Società delle Nazioni vi fu rappresentata con due delegate, così come l’Ufficio Internazionale del Lavoro e la Cooperazione Intellettuale. Gli argomenti all’ordine del giorno trattavano: “I benefici che possono derivare da una organizzazione internazionale “; “Capisaldi e difficoltà per le donne nelle professioni e negli affari”, “Come le donne nelle professioni e negli affari possono adoperarsi: a) per la prosperità e la stabílizzazione economica; b) per la pace e le relazioni internazionali”.

A conclusione dei lavori il Congresso deliberò di fondare l’International Federation of Business and Professional Women e procedette alla elezione delle cariche direttive internazionali con i seguenti risultatí: Presidente: dott.ssa Lena Madesín Phillìps USA) Vice Presidente: Ester Danesi Traversari (Italia). Dopo il Congresso di Ginevra, la diffusione dell’Associazione nel mondo continuò a ritmo serrato. Un altro conflitto mondiale si profilava, e gli eventi bellici dovevano segnare una battuta d’arresto nell’attività della Associazione Italiana, che veniva addirittura sciolta (1940). Alla fine del secondo conflitto mondiale la Madesin Phillips riprese le fila della Federazione Internazionale.

Si costituirono nuove Federazioni Nazionali e Club Associati, ma l’attenzione dell’International Federation si rivolse specialmente ai Paesi sottosviluppati, dove l’opera di educazione e di formazione sociale e politica trovò elementi ben disposti, desiderosi di migliorarsi, di rendersi consapevoli dei problemi del mondo, di collaborare con donne che già avevano raggiunto valori e capacità personali di più alto livello.

La nuova associazione fu chiamata Fidapa (FEDERAZIONE ITALIANA DONNE ARTI PROFESSIONI AFFARI).  Si ricostituì per prima la sezione Roma, cui fecero seguito Napoli, Milano, Firenze, Bologna, cosicché il 14 febbraio 1945, con Atto del notaio Mercantini di Roma (via Condotti 32), numero repertorio 323,  fu registrata il 1 marzo 1945, la FIDAPA, associazione apartitica e aconfessionale, affiliata alla IFBPW, che elesse la sua sede in Roma, via Nazionale 230.

In quella stessa riunione, presso il notaio, fu steso lo Statuto dell’Associazione, sottoscritto da tutte le aderenti, e nominato – per unanime acclamazione – il primo Comitato di Presidenza Nazionale.

fidapalogo

Il Logo della FIDAPA

La Vittoria alata, simbolo della città di Brescia, è una statua in bronzo di dimensioni leggermente superiori al vero, rinvenuta nel 1826 presso il Capitolium di Brixia e sin da allora ritenuta dalla maggior parte degli studiosi una Vittoria alata, opera di bronzisti romani del I secolo d. C. Sembra ora da ritenersi di ben diverse origini. Recenti studi, condotti in particolare nell’ambito dell’iconografia e della resa stilistica del bronzo, recuperando isolate ipotesi del XIX secolo, ne hanno anticipato la datazione ed hanno attribuito la statua ad un’altra divinità. Numerosi elementi, seguiti con scrupolo indiziario, inducono a ritenerla un’opera greca originale della metà del III secolo a. C., un’Afrodite, la dea della bellezza, intenta a rimirarsi in uno specchio, che tratteneva con entrambe le mani. La statua sarebbe stata realizzata da abili bronzisti operanti ad Alessandria d’Egitto o a Rodi, e sarebbe l’esito della rielaborazione di modelli più antichi e molto celebri. Alcuni dettagli che la caratterizzano – il mantello che ricade all’esterno della gamba flessa e lo spallino della veste scivolato a scoprire la spalla ed il seno destro – inducono a identificarla con l’Afrodite descritta da Apollonio Rodio.La statua, giunta poi a Roma come bottino di guerra, sarebbe stata trasformata in Vittoria con l’aggiunta delle ali e la modifica del braccio destro, non più impegnato a sostenere lo specchio, ma a indicare, con un cesello, l’incisione del nome del vincitore sullo scudo, trattenuto dalla mano sinistra ed appoggiato sulla gamba piegata. Così modificata, sarebbe stata poi donata alla città di Brixia, forse in occasione del conferi mento del titolo onorifico di colonia civica Augusta prima dell’8 a. C. Secondo un’altra ipotesi, anch’essa plausibile, l’imperatore Vespasiano, dopo aver ottenuto il comando dell’impero a seguito di uno scontro militare, avvenuto tra Brescia e Cremona, avrebbe fatto dono della Vittoria alla città.

 

 

 

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.