
Barbara Garlaschelli, autrice di diversi libri, nel volume (pubblicato da Piemme con prefazione di Daria Bignardi) ha raccontato come un tuffo in mare l’abbia costretta, fin da ragazzina, ad affrontare tutte le condizioni imposte dal suo nuovo stato di disabile grave, con conseguenze psicologiche, fisiche e sociali. “Nella corsa che terminerà con il mio corpo lanciato contro un sasso in mare – scrive l’autrice – in quei pochi secondi si raccolgono 15 anni di vita perfetta”. Quella corsa sarà l’ultima della sua vita e chiama l’incidente “l’impensabile”. Con la frase che dà il titolo al volume “Non volevo morire vergine” la Garlaschelli intende esprimere la sua ricerca non solo del contatto fisico con l’altro sesso, ma di tutto ciò che con la sua condizione di disabile non le sarebbe stato permesso, anche le cose che sembrano le più normali e persino banali.
Barbara Garlaschelli è nata a Milano nel 1965, vive a Piacenza con il marito ed è laureata in Lettere moderne.
Al convegno, accompagnato da un reading musicale con fisarmonica e canto di Stefania Carcupino, hanno portato la loro testimonianza anche tre giovani donne rappresentanti dell’Assi (Associazione Sociale Sportiva Invalidi), l’organismo nato dall’idea di Oscar De Pellegrin, arciere paralimpico, medaglia d’oro a Londra 2012.
La manifestazione godeva del patrocinio del Comune di Belluno e dell’associazione culturale Lettere Trame con il contributo della Cassa rurale ed artigiana di Cortina d’Ampezzo e delle Dolomiti.