Sezione Verona Centro: Equal Pay Day – Il contrasto alle discriminazioni di genere sul posto di lavoro

aprile 7 | Posted by NORDEST | Attività Sezioni, Comunicazioni, Equal Pay Day Tags: ,

IL CONTRASTO ALLE DISCRIMINAZIONI DI GENERE SUL POSTO DI LAVORO

Sabato 7 Aprile 2018, al Circolo Ufficiali di Castelvecchio, si è svolto il convegno sul tema nazionale ed internazionale dell’ Equal Pay Day, con l’organizzazione della FIDAPA BPW Italy – Sezione Verona Centro (Presidente Anna Giovannoni).
Il convegno, che ha visto la presenza di otto relatrici, ha come scopo la sensibilizzazione nei confronti della discriminazione di genere nei posto di lavoro.
Le relatrici presenti al convegno sono state:

 

 

DONATA GOTTARDI  – Prof.  Ordinario di Diritto del Lavoro, Università di Verona: “Il Gender Pay Gap e le nuove prospettive legate al lavoro”

 NICOLETTA FERRARI – Componente Commissione Pari Opportunità della  Regione Veneto Rappresentante Fondazione Bellisario,  “Il gender pay gap tra lesione di diritti e freno allo sviluppo”

PAOLA POLI –  Consigliera  di Parità  Provincia di  Verona : “Svantaggio retributivo delle donne dal Rapporto: L’ occupazione maschile femminile in Veneto 2016”

 ROBERTA GIRELLI – Presidente  Terziario Donna Confcommercio Verona: “Andamento congiunturale del mercato  secondo l’Osservatorio del credito di Confcommercio”

SARA FERRARI – Assessore all’Università e Ricerca, Politiche giovanili, Pari Opportunità e cooperazione allo Sviluppo di Trento: “ Interventi pubblici di contrasto alle discriminazioni di genere”

MARIAPIA MAZZASETTE – Segretaria della CGIL di Verona:  “I diritti delle donne per un lavoro di qualità”

PAOLA ZAMBONI – Responsabile coordinamento Donne CISL: “Che Male c’è?”  Progetto per il contrasto delle molestie e violenze sui luoghi di lavoro”

LUCIA PERINA – Segretario Provinciale UIL Verona: “Stop Alla Violenza Di Genere Nei Luoghi Di Lavoro”: Coordina la Dott.ssa Roberta Girelli

Il divario salariale tra uomo e donna viene alimentato anche e soprattutto sulla base degli stereotipi. Non è un caso se – e nemmeno un caso raro – molti tendono a differenziare tra lavori più adatti agli uomini e lavori più adatti alle donne. Così, allo stesso modo a partire dall’istruzione : le facoltà umanistiche vedono la presenza di un gruppo femminile maggiore rispetto a facoltà scientifiche/tecniche.
Questo divario ha un’incidenza molto forte sulla vita delle donne che ne sono condizionate nelle scelte lavorative e nella vita di tutti i giorni.
Le cause, però, non sono da ricercare nell’ambito giuridico – si veda ad esempio l’art.36 della Costituzione Italiana (“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”).
In media, una donna percepisce, a parità di qualifica ed impiego, tra il 10 e il 18 percento in meno rispetto ad un uomo. In tal senso, la donna ne rimane penalizzata anche sul lungo termine in quanto la sua carriera diventa più lenta e difficile. Ci si aspetta, inoltre, ma è solo un’illusione, di veder aumentare la retribuzione sulla base dell’aumento del livello di istruzione. Non è così, permane ancora una differenza retributiva che si aggira attorno al 30 percento. Ne consegue, anche in contesti dirigenziali, una crescente demotivazione e uno spreco di potenziale che altrimenti usato potrebbe portare a beneficio tanto dell’azienda quanto della società nella quale si inserisce.
Come ha affermato Paola Poli, Consigliera di Parità della Provincia di Verona, «Nelle aziende che presentano almeno una dirigente donna e un dirigente uomo, il 91% delle donne dirigenti si trova nel livello salariale più basso. Solo il 3% delle dirigenti donne ha un salario elevato».
Anche il divario salariale con invecchiamento ha un peso consistente, in quanto le donne hanno una retribuzione oraria inferiore facendo uso del congedo parentale, della legge 104 – basti pensare che in Veneto la metà delle donne percepisce una pensione nettamente inferiore a 1000 euro.
Non avere un’indipendenza economica, per la donna, può essere terreno fertile per le violenze.
La discriminazione in ambito lavorativo aumenta nel momento in cui la lavoratrice è donna, giovane, e destinato ad aumentare ancor di più se la lavoratrice è donna, giovane e straniera.
Ciò dipende dal fatto che la donna è soggetta a meno ore lavorative retribuite, a lavori part-time (nel momento in cui non esiste una buona conciliazione che le permetta di mantenere un buon equilibrio lavoro-famiglia – un’imprenditrice, ad esempio, per una buona conciliazione avrebbe bisogno di un sostituito d’impresa, quindi essere sostituita anche solo parzialmente), sono meno rappresentate nei livelli più alti e hanno una minore retribuzione riconosciuta (non ha la tendenza a pretenderlo). Molto spesso, a causa di queste discriminazioni, la donna non riesce ad ottenere la giusta formazione per garantirsi un avanzamento di carriera.
Esistono agevolazioni, come nel caso del Trentino, che vengono erogate alle aziende che assumono donne. Si parla in questo caso del marchio Family, che prevede un percorso della durata di tre anni durante il quale le aziende riorganizzano gli orari di lavoro nell’ottica di una conciliazione genitoriale – tanto per le donne quanto per gli uomini (per la condivisione della cura).
Per rimediare a questo bisognerebbe, quindi, attuare un lavoro/progetto che vada a eliminare lo stereotipo attuando politiche di conciliazione per una condivisione totale – Esistono politiche di conciliazione che permettono anche agli uomini di prendere quello che viene chiamato “congedo di paternità”, che consente al padre di scegliere fino ad un massimo di quattro mesi di paternità nei quali viene riconosciuto il 50% dello stipendio, fino ad un massimo di 900 euro per quattro mesi – come nel caso del Trentino.
Educare, quindi, alla cultura di genere, per contrastare gli stereotipi e fornire una consapevolezza e un orientativo professionale, formativo e lavorativo.
Mariapia Mazzasette ha affermato, infatti, che «L’eguaglianza tra uomini e donne nel mercato del lavoro non è solo un problema delle donne, ma è importante per ragioni di efficienza del sistema economico, è essenziale perché un paese possa crescere».
Ne consegue quindi che, sempre come affermato da Mariapia Mazzasette:
Il lavoro remunerato, riconosciuto, rispettato, di qualità. Questa è la strada. Non è un problema solo delle donne, è un problema di TUTTI.

Serena Mazzurana (Referente per la Comunicazione della Sezione Verona Centro FIDAPA BPWITALY)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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