Carta dei diritti della bambina. Pordenone: sintesi incontro di presentazione

Aprile 21 | Posted by NORDEST | Comunicazioni, Attività Sezioni Tags:

Diritti della bambina (2)Venerdì 27 Marzo 2015, a Pordenone, la locale Sezione FIDAPA BPW ITALY, ha presentato in un incontro pubblico denominato “La bellezza della diversità”,  la  Carta dei diritti della bambina . FIDAPA BPW di Pordenone, ha, con questo evento, avviato  anche a Pordenone, il progetto di diffusione del documento stesso.

PRESENTAZIONE della Carta dei diritti della Bambina a cura della Presidente FIDAPA BPW ITALY Pordenone Raffaella Zannoni

E’ un documento unico nel panorama della cultura di genere, redatto nel 1997 in Islanda dalla BPW Europe a seguito della drammatica condizione femminile denunciata a Pechino nella Conferenza mondiale sulle donne del 1995. La Bpw si è ispirata alla Convenzione ONU sui Diritti del fanciullo del 1989, ma a differenza e integrazione di questa, che pone sullo stesso piano i due generi, la Carta della Bambina si distingue per le caratteristiche fisiche ed emozionali. All’epoca della sua approvazione sembrava quasi idealistica, ma oggi si presenta in tutta la sua attualità soprattutto se analizzata alla luce della successiva normativa sia nazionale che europea sulla parità sostanziale uomo-donna e la tutela delle donne nella fascia infantile.

Di particolare importanza a questi fini sono: la Risoluzione europea dell’ottobre 2008 sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità uomo-donna; la Risoluzione europea del marzo 2013 sull’eliminazione degli stereotipi di genere e contro la sessualizzazione delle bambine; con la Ratifica del giugno 2013 da parte del Parlamento italiano della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne.

La Carta dei diritti della Bambina è composta di pochi articoli dai quali si possono comunque trarre i seguenti obiettivi fondamentali:

  • superare gli stereotipi di genere che limitano la libertà di pensiero e di azione in età adulta e che sono all’origine di episodi di violenza fisica e psichica
  • garantire il diritto alla parità sostanziale, come principio di non discriminazione, così come sancito dalla nostra Costituzione all’art. 3 quale diritto fondamentale fin dalla nascita. E’ doveroso sottolineare, ad es., come nel preambolo alla Convenzione di Istambul si riconosce che “il raggiungimento dell’uguaglianza di genere è elemento chiave per la prevenzione di tutte le forme di violenza fisica e psichica nei confronti delle donne”.
  • porre le basi per un sano, armonioso e costruttivo rapporto uomo-donna improntato al rispetto reciproco e alla valorizzazione delle diverse specificità e aspettative.

In effetti, la Carta non è una norma dispositiva né ha la pretesa, allo stato, di essere vincolante. Ma è essenzialmente una dichiarazione di intenti, un’enunciazione di principi che, come si è detto, va nella direzione della parità sostanziale tra i sessi. E’ un cammino che si sviluppa soprattutto sul piano culturale, del recepimento profondo nelle coscienze di alcuni principi chiave. E a ciò possono contribuire prima di tutto le Associazioni culturali come le nostre Associazioni femminili e le Istituzioni.

La Carta ha intenti innovativi nel senso che non si limita a fotografare la realtà del momento, ma anticipa il domani. Questo vale, ad esempio, per la medicina di genere o per una educazione economica alle donne che vogliono entrare nel mondo dell’impresa.

La Carta è anche un appello alla solidarietà femminile. Per millenni noi donne abbiamo demandato all’uomo il compito di tutelare i nostri diritti, ma questi vanno rivendicati da chi li esercita, in particolare dalle madri, dalle neomadri, dalle nonne che accudiscono i nipoti piccoli, affinché si facciano esse stesse parte attiva della società. Tra gli stereotipi da combattere c’è infatti anche la scarsa solidarietà femminile che è una delle tante ragioni alla base dell’incapacità di fare squadra tra donne. Ma è anche un appello alle nuove generazioni di maschi e femmine affinché maturino una coscienza sociale diversa, una consapevolezza di sé nuova, complementare nel rispetto delle diverse specificità. Una assunzione di responsabilità nuova per la donna che inevitabilmente finirà col tradursi in un maggior impegno. Del resto nella Carta si parla di cittadinanza attiva e consapevole, (che era tema nazionale Fidapa di due anni fa) vale a dire in capacità di contribuire attivamente allo sviluppo sociale ed economico del nostro paese.

Tuttavia i diritti non vanno gridati ma fatti valere con costanza, determinazione, intelligenza. Le donne, sono maestre di speranza perché sanno lottare, sanno affrontare con tenacia e costanza le avversità, non hanno timore.  Questa Carta aprendosi alle nuove generazioni non può che contribuire a tracciare la strada giusta, per la solidarietà e l’uguaglianza come promozione e garanzia dei diritti non solo propri ma anche degli altri. C’è chi sostiene, e non a torto, che investire sulle donne significa investire in innovazione, ma noi diciamo non solo innovazione in senso tecnologico o associata al mercato, ma innovazione prima ancora formativa, educativa, culturale

I canali di riferimento per un’azione di diffusione capillare della Carta e la sua affermazione sono:

  • la Famiglia
  • la Scuola
  • le Istituzioni

Azione formativa della famiglia

Come si è detto, la recente normativa nazionale e internazionale mostra una sempre maggiore attenzione alle questioni di genere. Tuttavia la soluzione non va ricercata solo attraverso le leggi, ma prima ancora sul piano culturale ed educativo. E’ innegabile che nella nostra società non vi è ancora equilibrio di genere. La parità deve essere concepita non tanto come un comportamento virtuoso, e quindi una tantum, ma come una condizione abituale di vita quotidiana, un modus vivendi da porre in essere fin dalla nascita, perché è alla nascita che, così come si affermano i diritti elementari alla vita, alla salute e alla nutrizione, allo stesso modo deve essere garantito il diritto alla parità. La questione va quindi affrontata sul piano culturale ed educativo. Da qui l’urgenza di intervenire fin dalla primissima infanzia.  E quale è il soggetto per eccellenza deputato alla educazione dei figli se non la famiglia? Ed è proprio alla famiglia, ed in particolare ai neo genitori che la nostra azione va rivolta; a tutti i genitori sia di figli maschi sia di figlie femmine, affinché ne curino l’educazione al rispetto delle diverse peculiarità e aspettative, senza mortificarle a priori né per un genere né per l’altro. E ciò al fine di arrivare ad una cultura che non solo sia d’ostacolo alla violenza, ma anche alla eliminazione di quei pregiudizi, i cosiddetti stereotipi di genere, duri a morire perché consolidati nella nostra tradizione e di cui i genitori sono trasmettitori spesso inconsapevoli. Gli stereotipi mortificano le aspettative, impediscono l’emergere dei talenti nascosti.

La stessa UE nella Risoluzione sull’impatto del marketing e della pubblicità riconosce che gli stereotipi di genere possono “contribuire fin dai primi anni di socializzazione del bambino ad una discriminazione di genere che consolida il perpetuarsi delle ineguaglianze tra uomo e donna lungo tutto l’arco della vita e l’emergere di comportamenti di segregazione in base al genere. Il prevalere degli stereotipi di genere basati su preconcetti e atteggiamenti sociali danneggia prevalentemente le donne e ne limita le opportunità e le scelte nell’ambito sociale, economico e politico”.

La discriminazione è spesso un fatto inconsapevole, frutto di arretramento culturale, di mancanza di formazione.

I ruoli di genere non sono infatti innati ma vengono appresi.

Occorre una mobilitazione culturale per abbattere i pregiudizi di cui le donne stesse inconsapevolmente sono portatrici, perché educate ad una cultura prevalentemente maschilista che nei millenni di storia ha posto al centro del proprio universo l’uomo e i suoi desideri.

I figli vanno educati al rispetto di sé, perché è dal rispetto di sé che nasce il rispetto verso gli altri; vanno seguiti ed accuditi affinché crescano e in armonia. E su cosa si basa l’armonia se non sull’accettazione, l’adattamento e l’accoglienza dell’altro?

Ancora una volta la stessa Ue nelle sue direttive raccomanda altresì ai genitori di non alimentare con il loro comportamento “l’autooggettificazione delle bambine incoraggiandole a partecipare a concorsi di bellezza, a preoccuparsi eccessivamente per il loro aspetto e, in un secondo momento, permettendo loro di sottoporsi a interventi di chirurgia plastica per migliorare la loro autostima”.

A proposito di provvedimenti contro la sessualizzazione delle bambine, imponendo un modello di sessualità tipica di una donna adulta alle bambine va rilevato che lo Stato francese ha emanato nel settembre 2013 apposita legge che punisce con sanzioni pecuniarie e detenzione gli organizzatori di concorsi di bellezza per piccole miss.

In questo noi potremmo seguire l’esempio della Francia con una proposta di legge simile.

Il nostro progetto oggi vorrebbe essere quello di formare una rete di Associazioni femminili di cui Fidapa potrebbe essere capofila, proprio per la diffusione della Carta della Bambina presso gli ambulatori medici pediatrici, reparti pediatrici e i reparti di Maternità, Consultori ecc..

La Carta, in apposita versione grafica, dovrebbe essere donata ai neogenitori di figli maschi e femmine indifferentemente.

Un piccolo dono per affermare la bellezza della diversità.

La bellezza della diversità”  sta infatti ad evidenziare la bellezza come parola chiave per dare risalto alle specificità, peraltro complementari, uomo –donna, e la diversità non come linea di demarcazione fra mondi diversi, ma come condivisione di intenti.

Per un più capillare coinvolgimento delle famiglie noi vorremmo creare un legame anche con i centri di ascolto presenti sul territorio tipo Circoli parrocchiali, Consultori pubblici e privati, Farmacie, Centri Antiviolenza e di tutela dei minori.

Per ultimo privilegiare il lavoro di rete anche nei rapporti con le Istituzioni, che sono più propense all’accoglimento delle richieste quando le iniziative sono condivise da un grande numero di soggetti.

Azione formativa della scuola

La Carta presenta diversi elementi di innovazione sia per quanto riguarda la formazione che l’educazione alla salute, aspetti che rientrano nella programmazione didattica delle nostre scuole.

Va in particolare sottolineato l’art.7 della Carta sul rilievo dato all’educazione alla affettività e alla sessualità, anche ai fini della prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili. Purtroppo questi temi non sempre non sono affrontati con la dovuta attenzione e i nostri giovanissimi sono in balia di informazioni confuse e delegate spesso a figure non professionali.

Va anche qui ricordato che l’UE nella Risoluzione contro gli stereotipi di genere sollecita “un’adeguata preparazione degli insegnanti tramite i necessari corsi di aggiornamento sulla parità di genere, l’individuazione dei vari tipi di abuso ad essa connessi e le violenze a sfondo sessuale”.

La Carta assume altresì rilevanza in una realtà globalizzata e multietnica come la nostra in cui sono sempre più presenti comunità portatrici di altre culture e tradizioni, dove le bambine figlie di coppie di immigrati vengono a confrontarsi quotidianamente o attraverso la scuola o l’ambiente di lavoro con modelli culturali diversi dai loro che potrebbero (anche potenzialmente) tradursi in episodi di discriminazione ed emarginazione. Questo è un aspetto molto delicato che va trattato con estrema cautela. Pur nel pieno rispetto delle diverse tradizioni, la questione va affrontata con consapevolezza e senso di responsabilità ad evitare il rischio di esclusione in età adulta.

Operativamente tra i nostri obiettivi futuri vorremmo:

Promuovere campagne di sensibilizzazione presso i vari ordini e gradi di scuole a partire da quelle materne; confronti tra genitori e adolescenti; dibattiti e occasioni di incontro per discutere sulla parità di genere, sull’abbattimento degli stereotipi di genere, sulla violenza e l’abuso sessuale e sul bullismo.

Rapporti con le Istituzioni

La Carta potrebbe essere strumento di accelerazione del processo di uguaglianza di genere. Nonostante, come già detto, non abbia, almeno al momento, valenza giuridica, è auspicabile un recepimento formale dei principi in essa affermati da parte delle Istituzioni. Di fatto costituirebbe un importante riconoscimento se, così come in parte ha già fatto la Regione Toscana nel 2007, questi principi venissero inseriti in un provvedimento legislativo anche amministrative o di altra natura nelle quali oltre al loro recepimento formale si formulassero raccomandazioni ai responsabili dei servizi socio-sanitari e, per quanto di competenza, ai dirigenti scolastici, affinché si adoperassero nel modo più efficace per la loro applicazione.

Il ruolo di questi operatori può avvenire, in appoggio all’azione educativa della scuola, in diverse forme: sia a livello di informazione in materia di educazione alla salute, alla affettività e alla sessualità ma anche alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili quali, ad es., l’AIDS e il Papilloma Virus, o altre patologie come la bulimia o l’anoressia nei modi più adatto alla realtà femminile che, tra l’altro, è più soggetta a particolari rischi come gravidanze o aborti in età prematura; sia nell’applicazione delle Direttive europee all’eliminazione degli stereotipi di genere e all’impatto del marketing e della pubblicità nella parità uomo-donna. In sintesi, il recepimento formale di questa Carta da parte della Regione e delle Istituzioni locali potrà consentire di monitorare e far rispettare i principi in essa contenuti nel momento della formazione e soprattutto di attuazione di tutte le leggi riguardanti il tema che abbiamo trattato.

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